Sono tornato in questo blog . . .

 Ciao sono tornato in questo blog dopo una vita di assenza, pensavo che non esistesse più, sono cambiate tante cose, ma ho sempre pedalato con regolarità facendo uscite spettacolari. Rallentando un po solo ora. Guardandomi in dietro vedo cose piacevoli. Sono contento di aver lasciato traccia del mio andare per monti in Bici in questo blog e rileggermi mi fa piacere e riflettere  sul passato presente e futuro. 

Fantastico si pedala sulle nuvole

Questo scritto mi è saltato fuori oggi ma è di qualche anno fa, 2012.11.14 nel leggerlo ho provato le stesse emozioni di allora. Lo pubblico così come l’avevo pensato.


“ Sul forum nel commentare la giornata ho postato ” Brutta giornata ieri sul Carega, neanche una nuvola in cielo erano tutte sotto di noi. Si! Una bruttissima giornata, si vedeva dal M.te Rosa al Carso e giù la  laguna. Sentivo il mio ansimare, il mio cuore pulsare e il Bobo ciac’ colare, gran compagni ieri, che scifo di giornata…”

Spesso l’occasione di una giornata  infrasettimanale di libertà si presenta inaspettata.
Questa è la storia  di una di quelle. L’obiettivo è il gruppo montuoso del Carega il posto  ideale dove andare per garantirsi una giornata come piace a  me, la montagna come piace a me, muovermi senza un programma prestabilito, partire e  decidere strada facendo, non mettermi ne paletti, ne obiettivi, in ogni caso nessun vincolo.Pedalare nel silenzio nella natura e ascoltare il battito del mio cuore, sentire il tepore del sole l’ansimare del mio respiro, sentire il canto metallico della mia bici che affonda le sue ruote nella ghiaia. Se mi va di stendermi in un prato e guardare il cielo e viaggiare con la mente.

In un momento di apertura mentale a condividere questo progetto, posto l’idea in rete. Chi ci pesco? Bobo. Ci mettiamo d’accordo sul da farsi, lui vuole tornare presto, ha un impegno per cena. L’appuntamento è a casa sua alle 7:45.


Giazza sembra un paese deserto non c’è anima viva in giro, l’aria è fresca il cielo coperto con qualche timida apertura al sole. Arrivare fino qua ci ha portato via tanto tempo, una strada infinita e il tratto che si infila nella valle tortuoso ci abbattuto il morale.
La giornata non inizia nel modo migliore.
Il fatto di avere un compagno cambia completamente il senso alla giornata; non è più quello che voglio io. La mediazione diventa parte fondamentale della giornata., non potrò più stendermi  in un prato e  finire la giornata lì. Questa limitazione mi turba ,mi da fastidio, mi mette ansia.


Si sta pedalando, Bobo è lì davanti; io non parlo ,lui non parla, mi domando se ho fatto bene cercare un compagno per questa giornata.
L’umido bagna tutto raffrenando il mio volto, il mio entusiasmo.
La foschia non vuole aprirsi. Per tutto il viaggio Bobo ha continuato  ripetermi in modo ossessivo che la giornata migliore era l’indomani. I siti web di meteo che consulta lui non sbagliano mai bisognava salire domani, ch’era sbagliato salire oggi.
Nel mio meditare concludo che a lui interessa fare fotografie, con  questo tempo e questa luce il risultato è scarso. Dalle informazioni che  ho raccolto sono previste nuvole basse, se riusciamo a salirci sopra le cose cambiano.

La sua voglia di foto viene subito fuori; ”fammi una foto, va fatta qua, prendimi da lì…uno due tre su il piede sul pedale” click. Vista a posteriori la foto è anche bella; tra la nebbia uno sprazzo di sole illumina i prati di fondo valle. Sembra che sia salito da lì, dalla valle dei Ronchi. Ha senso? per me no, le fotografie fatte così le trovo finte.
Mi ricorda alcune foto di Robert Capa che sembrano costruite in un set cinematografico. Entrambi siamo presi della fotografia, ma non è della stessa fotografia che si parla, due visioni diverse del mondo.

Ripartiamo, ma fermi di nuovo  “va la  e vien zo”…”sta lì, passa de là, ma no! un po’ più in qua” Non è proprio quello che amo.

Riparto  mentre lui mette via la macchina fotografica poco più sopra mi fermo a guardare quel poco di panorama che  si riesce a vedere, mi raggiunge, mi faccio superare – anzi lo lascio andare avanti un bel po'almeno non mi stressa.
Decido di viverla così la giornata: il filo conduttore  sarà questo; continue fermate a trovare l’inquadratura migliore e fingere il gesto atletico. Sto al gioco, si gioca al “Fotoreporter” mi adeguo, mi immedesimo nel ruolo.
Guardo il cielo e comincio  avere delle perplessità sul fatto che si apra, o riusciamo arrivare sopra le nuvole oppure l’umido la fa da padrone, ingrigendo tutto e tutti.

                                                                                                                                                     PH Bobo
Sulla strada tra la nebbia e oltre il primo cumulo di neve c’è la bici del Bobo appoggiata al muretto e lui là dietro steso per terra con le gambe divaricate come un marines anzi no, come un reporter di frontiera.Tre, quattro passaggi davanti all’obiettivo se li merita per la sua perseveranza.

La nebbia è fitta ma abbastanza luminosa, lascia passare una luce soffusa giallo-arrancio creando un atmosfera surreale, questo mi lascia ben sperare sull’ evolversi del clima. Con  qualche difficoltà individuo il sentiero che ci porterà in cima, volta imboccato di lì a pochi metri eccolo, che c’è Bobo in piedi e pronto al click.

Si sale sul sentiero in single trace, fatico a pedalare allora vado a spinta, mente il Bobo con andatura costante mi supera e va in scioltezza. Il cielo si sta aprendo le nuvole si diradano lasciando filtrare il sole. Sento il suo tepore sul corpo e sopra tutto sento che scalda lo spirito. Sono in quella zona della montagna che le nuvole  vanno e vengono, facendo aperture improvvise mettendo in mostra tutta la spettacolarità dell’ aspra vallata a est della cima, mostrando il sentiero che ci porterà in vetta colmo di neve. Giro il crinale e mi trovo il Bobo, che posizionato il cavalletto e la macchina fotografica, corre per salire in bici a simulare una discesa dal medesimo sentiero, questo lo deve fare in 10” poi l’autoscatto immortala l’evento.
Il  proseguire ora è facile la pendenza del sentiero è dolce, ci porta a ridosso di un nevaio che taglia di traverso il sentiero, mantiene ancora la crosta ghiacciata. Il nostro peso non riesce a scalfire questa lastra vetrificata, non si riesce a stare in piedi, si scivola. Il pericolo è di cadere nel burrone. Suggerisco di trovare un passaggio più in alto del nevaio, la sua idea è migliore con delle pietre appuntite scalfendo la crosta creiamo del gradini, in questo modo superiamo l’ostacolo. Già che ci siamo immortaliamo la nostra fatica con qualche click.


                                                                                                                                                      PH Bobo

Ora il sole è pieno, immacolato, sprigiona tutta la sua energia ci scalda, e anima il ciak colare quasi fastidioso del mio compagno che con il suo fervore sottolinea che quello che stiamo vivendo è qualcosa di unico, eccezionale.  Intorno a noi non c’è nessuno, il silenzio, la quiete e la  montagna che ci spia assonnata dopo il risveglio dalla tenebre, riscaldata dal raggiante sole restituisce il meglio di se, con colori puri, intensi come mai.

Arriviamo alla bocchetta Mosca che Spettacolo! Come una finestra che si apre sulla Valarsa, il Pasubio, e le montagne li vicine. Una pausa, qualcosa da mangiare, l’entusiasmo sale, si ride si scherza. Tutto ciò che si vede è spettacolare  e poi si gioca  “va la  e vien zo,…sta lì, passa de là, ma no! un po’ più in qua” click  click  click e mai buona la prima. Questo gioco mi piace.







Si riparte e si sale, la neve accumulata sul sentiero lascia libera solo una traccia sulla parte 
esposta del sentiero, troppo poco per pedalare, si prosegue con le bici in spalla. Quando mi accorgo di che non sto più seguendo le arme di Bobo Capa e troppo tardi, non  torno sui miei passi, il sentiero si ricongiunge più avanti. Ora  sono in ombra e la neve gelata non lascia più affiorare alcuna pietra mi è difficile proseguire. Li avanti Bobo Capa si diverte gioca con l’auto scatto, lo vedo correre salire in bici scendere controllare la foto e poi ripetere la scena.

Bobo Capa è già arrivato sulla sella, l’ultima prima del  rifugio li dietro a pochi metri. Ovviamente armeggia con l’attrezzo e spara alcuni click. Lo raggiungo, mi si apre uno spettacolo infinito di rara bellezza; a un cielo blu profondo e un azzurro intenso saturo che spara raggi di sole  impossibili guardare si specula sul asse curvo dell’orizzonte un mare di ovattate nuvole che si confondono con il bagliore dei riflessi della neve. Fantastico si pedala sulle nuvole. L’entusiasmo è incontenibile  si gioca come mai fino d’ora  “va la  e vien zo,…sta lì, passa de là, ma no! un po’ più in qua” click  click  click  “ancora una questa è bella e poi basta”.


Siamo sulla cima a 2000mt, la temperatura mite, un panorama a 360° gradi di spettacolo mai visto prima, infinito di rara bellezza. Il panorama che ognuno vorrebbe vedere quando arriva in cima a una montagna. Il vuoto ideale, l’infinito dell’universo che va e viene. Mi torna in mente il quadro di Piero dalla Francesca della rinascimentale città di Urbino. Sono davanti al’utopia che diventa realtà, canoni di assoluta perfezione che in questo momento la natura mette in mostra e ne sandisce il primordiale diritto d’uso.  Onorandoci di tanta bellezza come premio per essere arrivati fin qua.




Tutte le cime delle Alpi sono lì in bella mostra, si apprezzano dettagli mai visti, dal monte Rosa al Carso. Mi mordo la lingua non ho portato il binocolo, che sbaglio. Robert Capa la vista ce l’ha buona e giura di vedere la laguna,  gli Appennini quelli no  sono sotto il mare di candide nuvole che lambiscono le montagne innevate dando una continuità cromatica a  quello che c’è sotto di noi riflettendo i raggi del sole in una esplosione di luce irreale.
Che bello star qua, in pochi metri quadri  si domina li mondo. Fantastico. Si magia qualcosa e si gioca “va la  e vien zo,…sta lì, passa de là, ma no! un po’ più in qua” click  click  click  “osti ho scaricato la batteria! ”.






Immagino il tramonto visto da qua. Una voglia mi frulla in testa, ma la freno, ma continua è sempre li e mi dice “Si fallo”  mi piacerebbe ma non posso, star qui a godermi il tramonto e poi scendere, non ho le luci e Robert Capa deve tornare a casa, e io dal barbiere. Il sole sta scendendo. Non dico niente a Bobo, ma quanto mi  rattrista perdermi un occasione irripetibile. Gustarmi il tramonto e pedalare nella notte  due situazioni che mi prendono sempre di più, esperienze gratificanti già fatte; prima in Lessinia e pochi giorni fa sul Baldo.  “Dai Bobo andiamo si fa tardi” si scende dalla via più facile gratificati della splendida giornata, La macchina fotografica di Robert Capa  ha qualche rimorso e gli permette di fare ancora qualche set di foto. Mi diverto e con l’entusiasmo alle stelle si arriva alla strada bianca. Dobbiamo decidere se scendere dal sentiero. Ora la nebbia sale come una coperta a rimboccare la montagna per la notte.  Noi  giù in discesa per la strada fatta in salita. Non mi importa di fare una discesa così piatta, insulsa, sono pieno di luce dentro.


Hanno pedalato  con me, Claudio: Bobo, Robert Capa, Frog, la Pesenza. Per 36 Km in  7h 25’ 35”con un dislivello di 1800mt per arrivare in cima la mondo.